Curare i bambini traumatizzati con l’Emdr

Bambini che soffrono sul piano emotivo, che hanno comportamenti patologici e inspiegabili, che si ammalano continuamente possono aver vissuto una o più esperienze traumatiche come un incidente, un evento catastrofico o spaventoso (incendio, terremoto, alluvione) o essere stati vittime di bullismo, di aggressione, di abuso fisico o sessuale. La mente non riesce il più delle volte a registrare in modo chiaro e corretto tali eventi, che continuano a generare disagio e malessere emotivo in chi li ha vissuti.Mentre nelle normali esperienze di vita il cervello registra i fatti avvenuti, i pensieri e  le esperienze emotive correlate, e quindi fornisce un significato a ciò che si è vissuto, questo meccanismo naturale di inceppa quando si vive una esperienza traumatica. La paura intensa, il senso di pericolo e di impotenza ad affrontarlo generano nella mente uno stato di allarme che impediscono la trasformazione dell’evento traumatico in ricordo: la persona rimane in qualche modo “legata” al trauma, come se in parte continuasse a vivere nel passato terrorizzante. Il bambino continua, durante la sua vita, a rivivere questi momenti traumatici, le immagini, i suoni, gli odori, le sensazioni negative e ne è turbato con la stessa intensità di quando i fatti sono avvenuti.

 

E’ noto che i traumi nel bambino e nell’adolescente sono un fattore negativo nello sviluppo psicosociale e nella loro qualità della vita.  Esiste un’altissima possibilità che i bambini esposti  a stress estremi come quelli di catastrofi naturali o incidenti violenti sviluppino la sintomatologia propria del trauma (disturbi del sonno, sentimento di colpa, regressione, paura, provocazione di reazioni non funzionali dei genitori, ecc) e hanno difficoltà a riprendersi, a meno che ci sia un’assistenza specialistica.  E’ consigliabile trattare i bambini traumatizzati nello stadio iniziale, quando i sintomi sono molto forti e non hanno ancora inciso  sulla personalità.

 

Le ricerche condotte con questa popolazione hanno dimostrato che l’EMDR è rapido ed efficace. Negli USA l’EMDR è applicato in modo molto diffuso dagli psicologi dell’età evolutiva e non solo hanno riportato buoni risultati ma anche effetti negativi minimi. Ciò nonostante, l’applicazione con i bambini deve essere fatta nello stesso modo di qualsiasi altra terapia, cioè con buon giudizio clinico e tenendo presente tutti gli altri fattori come le condizioni di vita del bambino, la pressione familiare, il contesto scolastico, la motivazione del bambino, ecc.  Quindi alcuni aspetti dell’utilizzo dell’EMDR con i bambini sono tipici di qualsiasi terapia con questa popolazione e cioè:

 

il bisogno della collaborazione e del supporto dei genitori, il problema di motivare il bambino che non ha richiesto in prima persona la psicoterapia e la tendenza a perdere l’interesse a parlare di certe questioni, a non mantenere l’attenzione focalizzata su un argomento, ecc. Ci sono delle innovazioni legate all’EMDR nella gestione di queste difficoltà e molti terapeuti integrano in modo creativo l‘EMDR con altre modalità che usano normalmente.  Infatti, il lavoro con i bambini è più concreto e basato sulle immagini e meno focalizzato sugli aspetti cognitivi, emotivi o sulle sensazioni. In generale si introducono degli elementi di gioco e il terapeuta deve applicare la procedura in modo flessibile e utilizzando tutta la sua competenza clinica e le sue risorse professionali.

 

L’EMDR offre un valido aiuto nella psicoterapia non solo per aiutare il bambino a calmarsi e a regolare meglio la sua emotività, quindi per ridurre la sua sofferenza attuale, ma anche per  ridurne l'impatto e le conseguenze nella strutturazione delle sua identità.

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COSA DIRE AI BAMBINI RIGUARDO ALLE NOTIZIE CHE PARLANO DELLO TSUNAMI E DEL TERREMOTO IN GIAPPONE

 Gli ampi servizi televisivi sul terremoto del Giappone  mostrano situazioni e immagini molto vivide; imbarcazioni e auto sparpagliate dappertutto come fossero fiammiferi; bambini tratti in salvo con gli elicotteri e i tentativi di controllo delle radiazioni. Le immagini vengono trasmesse ripetutamente, e le notizie raggiungono i bambini attraverso le prime pagine dei quotidiani, la TV, la radio e internet. Dopo aver seguito altre ondate di notizie simili  nel corso degli anni, in quanto professionisti vogliamo informare gli adulti su come gestire con i bambini  la comunicazione delle notizie riguardanti questa situazione. I consigli che seguono sono importanti sia per coloro che lavorano con i bambini che per i genitori. Come adulti siamo scioccati da ciò che è accaduto, ma per la maggior parte di noi non sente minacciato il proprio senso di sicurezza. Suggeriamo fortemente agli adulti di parlare con i bambini al fine di accrescere il loro senso di sicurezza e calma, facendo dei discorsi che possano ridurre l’ansia dei bambini.

Sappiamo che molti bambini stanno seguendo le notizie e si tengono aggiornati su ciò che sta accadendo in Giappone, e possono far fatica a comprendere ciò che è successo. E’ questa la ragione per cui dobbiamo confrontarci con i bambini parlando loro in maniera aperta e diretta. Abbiamo già ricevuto notizie dagli asili e dai genitori che ci raccontano che bambini piccoli di 4 e 5 anni sono preoccupati per ciò che hanno visto in TV. E’ possibile che i bambini parlino tra loro di ciò che sta succedendo e poi continuino a pensare alle conseguenze di tutto ciò. Una madre ha riferito che sua figlia di 4 anni e mezzo aveva sentito parlare alla radio delle grandi onde che hanno colpito il Giappone  e aveva anche visto le foto sulla copertina dei quotidiani. Ciò che innanzi tutto i bambini più piccoli devono sapere è che siamo al sicuro e che loro sono al sicuro.

I bambini di 7- 8 anni si interessano più attivamente a tali notizie poiché capiscono di più; possiedono dei concetti abbastanza chiari su ciò che è una nazione, dove è situato il Giappone nel globo, e comprendono molto bene quale può essere la forza di uno tsunami. Posseggono anche i concetti per capire che un terremoto può creare un’onda gigantesca; si preoccupano delle esplosioni e la loro attenzione può essere attirata dalla pericolosità degli impianti atomici.

 

Iniziamo dal modo in cui potete parlare a un bambino:

Nel corso degli ultimi giorni e per molti giorni a venire le prime notizie della TV riguarderanno il Giappone, se ne parlerà nelle prime pagine dei quotidiani e sulle pagine delle news su internet. La notizie sono terribili. Viene descritto come le case, le imbarcazioni e le auto siano state distrutte e tutte le persone che c’erano dentro siano rimaste uccise, o siano sopravissute, ma la gigantesca onda ha distrutto ogni cosa che possedevano. E’ stato un terremoto a generare la grande onda; il terremoto si verifica quando delle grandi placche all’interno della terra si muovono e si colpiscono tra loro. La terra è costituita da vari strati e quando due strati si colpiscono tra loro, uno si sposta sotto l’altro. Quando ciò accade enormi quantità di acqua si mettono in movimento e si dirigono in tutte le direzioni come quello che si vede accadere quando si getta un sasso nell’acqua. L’onda si muove velocemente ma per fortuna gradualmente perde la sua potenza, però i luoghi vicini all’epicentro del terremoto verranno colpiti e danneggiati.

Quando si verifica un terremoto la terra trema un bel po’, a seconda di quanto è forte il terremoto. È + ciò che probabilmente hai visto nelle foto che giungono dal  Giappone. Quando la terra trema tanto le cose cadono dalle pareti e dal soffitto. In Giappone sono stati molto bravi nel prepararsi all’evenienza di un terremoto e hanno costruito case molto resistenti in modo che non vengano danneggiate dalle scosse. Le onde invece erano così  grandi che è stato impossibile prepararsi ad esse e per questo molte cose sono andate distrutte. Poiché però in Giappone hanno dei buoni sistemi di allarme molte persone sono riuscite a salire sui piani più alti dei palazzi dove le onde non potevano raggiungerli.

Il problema del Giappone è che l’intera regione si trova sopra un’area costituita da placche terrestri in movimento. In altri paesi ci sono pochi o nessun terremoto, come i paesi scandinavi. I paesi in cui ci sono molti terremoti realizzano dei piani su cosa fare in caso di terremoto e adesso in Giappone  stanno seguendo efficacemente questi  piani. In Giappone le scuole dei bambini hanno i piani di evacuazione in caso di terremoto così come noi abbiamo i piani di evacuazione in caso di incendio.

Come genitori e insegnanti ci intristiamo e sconvolgiamo un po’ quando sentiamo queste notizie, e ciò perché ci rendiamo conto delle potenti forze che ci sono dentro una tale onda e di quanto è grande il danno che ne consegue.  Siamo anche felici di sapere che nessuna delle nostre persone care è morta, ma siamo rattristati dalle perdite che hanno subito di tutti coloro che hanno perso membri della propria famiglia, le loro case e i loro averi. Allo stesso tempo sappiamo adesso che il mondo intero aiuterà il Giappone e quindi le loro case verranno ricostruite e tutte le macerie spazzate via. Sappiamo che gradualmente la situazione migliorerà sempre di più per coloro che vivevano nel luoghi del disastro.

Se stai pensando a ciò che è accaduto sappi che noi siamo qua per te per parlarne e spiegarti tutto come meglio possiamo.  Quando parliamo con gli altri di cose che ci preoccupano o ci sconvolgono, spesso dopo ci sentiamo meglio. Quindi succede che i pensieri preoccupanti se ne vanno via o se non altro sono meno preoccupanti.

 

IL DUBBIO SUL PARLARE O NO AI BAMBINI DI CIO’ CHE E’ ACCADUTO

Un dubbio con cui potremo doverci confrontare se ci troviamo a parlare con i bambini di ciò che è accaduto in Giappone, perlomeno se hanno meno di 9 anni, è che alcuni di loro probabilmente non sono assolutamente consapevoli di ciò che è accaduto e perciò non ci pensano. Pertanto, dovremmo correre il rischio che inizino a pensare a qualcosa a cui prima non pensavano? La nostra prima risposta è che i bambini solitamente non si spaventano sentendo parlare di qualcosa di terribile che avviene fuori nel mondo, se nel contempo hanno la sensazione che noi adulti siamo calmi e tranquilli. Tuttavia, dato il grado e l’intensità con cui i media parlano di questa situazione, è difficile che i bambini non vengano influenzati.

Vorremo anche suggerire a genitori e insegnanti di prepararsi mentalmente su ciò che diranno se la questione dello tsunami in Giappone emerge spontaneamente conversando sia a casa, a scuola o all’asilo. È abbastanza probabile che i bambini che hanno iniziato ad andare a scuola stiano pensando e discutendo di questo argomento, ed è importante soddisfare il bisogno dei bambini di avere informazioni sui terremoti e sugli tsunami. Riteniamo che l’esperienza fatta  in occasione dello tsunami del 2004 possa facilmente essere incorporata in un piano su come gestire lo tsunami attuale.

Se siete dei genitori, potete come madre e padre sondare la questione con i vostri bambini chiedendo loro se c’è stato qualcosa nelle notizie che li ha impauriti e di cui vogliono parlare. Se in quanto insegnanti, a scuola o all’asilo, siete stati sollecitati a parlare di questo argomento o avete sentito che i bambini ne parlavano tra loro, è importante che i genitori siano informati su ciò che è stato detto in modo da poter controllare come va.

Il nostro problema come adulti, che si sia genitori o insegnanti, ovviamente sta nel fatto che è difficile cogliere l’entità del disastro e quindi non è facile spiegarlo ai bambini. Ma in quanto adulti abbiamo anche degli schemi da utilizzare per organizzare i nostri pensieri riguardo a ciò che vediamo e ascoltiamo. Grazie alla nostra conoscenza e alle esperienze di vita non ci troviamo di fronte al pensiero che ciò possa accadere qua. Vogliamo che i bambini possano condividere questo sentimento di sicurezza, e perché ciò possa accadere è necessario fornir loro spiegazioni e concetti che li aiutino ad organizzare l’informazione che stanno ricevendo, in modo da lasciarli meno confusi e con meno pensieri spaventevoli. La buona informazione, in condizioni di calma e sicurezza, riduce la paura e il disagio dei bambini.

In quanto genitori, insegnanti e maestri d'asilo, gli adulti hanno un importante compito, fare in modo che i bambini si sentano al sicuro.

 

PER GLI INSEGNANTI D’ASILO

Come precedentemente scritto, riteniamo che i bambini in età di asilo possano venire a conoscenza delle notizie riguardanti lo tsunami. Possono vedere spezzoni in TV, sentire notizie alla radio, o ascoltare gli adulti che ne parlano. Spesso i fratelli o gli amici più grandi riportano queste notizie in maniera non chiara. I bambini percepiscono che si tratta di una cosa spaventosa ma non hanno la capacità di valutare fino a che punto ciò li riguarda.  Noi sosteniamo che sia necessario prendere l’iniziativa di fare una verifica tra i bambini più grandi in età prescolare, per sapere ciò che hanno sentito e capito, chiedendo loro quali sono le notizie che hanno appreso al fine di correggere qualunque errata percezione o fraintendimento. Se i bambini non mostrano nessun interesse per l’argomento è bene non andare oltre. ma potrete essere sicuri di ciò solo se avrete prima indagato su quali sono i loro pensieri a riguardo.

 

UN SUGGERIMENTO GENERALE SUL PARLARE CON I BAMBINI

Non state ad aspettare e vedere cosa succede

In quanto adulti dovreste verificare attivamente ciò che i bambini hanno acquisito riguardo alle notizie potenzialmente sconvolgenti. Le notizie che arrivano da lontano possono essere percepite vicine quando ogni giorno i media le portano dentro le nostre case. Ricordate che ogni quotidiano o notiziario web ha una prima pagina. Tutti i bambini capaci di leggere possono apprendere queste notizie e inoltre le foto dei quotidiani possono essere in mostra sul tavolo di casa. Le prime pagine peggiori non dovrebbero essere lasciate alla vista dei bambini.

 

I bambini hanno bisogno di capire

Riflettete su ciò che direte a vostro figlio se ha visto le prime pagine e altre notizie simili di storie forti; adesso arriva l’onda; questa onda ha ucciso migliaia di persone, ecc. Quando non possiamo proteggerli da tale esposizione, allora dobbiamo aiutarli a capire, a ridurre la paura e l’ansia e a immagazzinare le informazioni nel cervello in luoghi “sicuri”. Una buona idea potrebbe essere quella di verificare prima i vostri pensieri con altri adulti.

 

I bambini hanno bisogno di parole

I bambini hanno bisogno di parole e concetti che li aiutino a raggiungere una comprensione possibile al loro livello. Se i bambini raggiungono una migliore comprensione di ciò che è accaduto e del perché, ciò può ridurre inutili paure e preoccupazioni. Anche i bambini più piccoli possono aver bisogno di capire cos’è un terremoto o uno tsunami (per ulteriori informazioni riguardanti i bambini vedi http://1.usa.gov./eNOcsp e http://bit.ly/dTFnta). 

 

Le spiegazioni migliori che l’adulto possa dare

Quando accadono cose terribili, i bambini vogliono messaggi chiari da parte degli adulti che hanno cura di loro. Se si mettono in moto emozioni forti, hanno problemi a immagazzinare in memoria le spiegazioni, quindi hanno bisogno che vengano ripetute. Se ogni volta che ascoltano ci sono troppe differenze nelle versioni che vengono date possono confondersi. Le spiegazioni di volta in volta non devono essere peggiori. Ciò significa che il peggio deve essere la prima parte della spiegazione; loro vogliono e meritano la nostra versione adulta migliore.

 

Aperti alla comprensione – vicini a raggiungere la pace

La conversazione difficile ha come proprio obiettivo che il bambino parlando del fatto capisca e si calmi. Pertanto dobbiamo assicurarci che tale obiettivo venga raggiunto. Quando apriamo il discorso parlando del peggio dobbiamo fare si che loro capiscano che viene fatto per aiutarli ad afferrare e comprendere i pensieri preoccupanti. L’obiettivo non è quello di stimolare emozioni forti o preoccupanti ma piuttosto di ridurre le emozioni e i pensieri dolorosi che il bambino già nutre.

 

Conclusioni

In seguito a un disastro di questa entità è importante incontrare i bambini offendo loro spiegazioni e fatti. Ciò significa che i genitori e gli insegnanti devono integrare questa guida con nuove informazioni man mano che emergono. Ai bambini bisognerebbe promettere che verranno tenuti aggiornati.

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EMDR e i Bambini

Che cos’è il trauma per un bambino

 

Il trauma infantile generalmente si riferisce a un’esperienza di orrore, paura o dolore opprimente, accompagnata da un senso di impotenza (krystal 1978). Esempi tipici sono gli incidenti automobilistici, le violenze sessuali o fisiche, gli incidenti domestici, l’abbandono, lutti l’ospedalizzazione o l’aver assistito a episodi di violenza o maltrattamenti.. Tali eventi estremi determinano per lo più nel bambino un disturbo da stress post traumatico, anche se le conseguenze possibili sono molteplici. I bambini possono, essere esposti anche a molti altri eventi che li turbano, tra questi possiamo annoverare la morte di un familiare, la separazione dei genitori, una grave malattia, un trasferimento geografico e molte altre difficoltà. A questo tipo di eventi il bambino reagisce con una risposta sintomatica (ad esempio: enuresi, difficoltà di attenzione a scuola, iperattività, paure differenti, difficoltà ad interagire con i propri compagni…) che viene considerata, secondo la definizione tradizionale, un disturbo di adattamento, secondo le recenti ricerche 1 un disturbo post- traumatico da stress. I bambini, in generale, possono essere particolarmente vulnerabili, in quanto sono più indifesi e soggetti a spaventarsi degli adulti e non hanno ancora sviluppato quelle forze fisiche, conoscenze, posizione sociale, risorse emotive e capacità di interpretare le situazioni di cui gli adulti dispongono. Tuttavia il livello di sviluppo del bambino può influire sulla natura dell’esperienza traumatica in quanto il modo in cui egli cercherà di affrontarla risentirà delle problematiche, delle capacità e degli influssi che caratterizzano la fase evolutiva in cui si trova. Per esempio i bambini piccolissimi in una situazione di pericolo possono non rendersi esattamente conto che la loro vita è minacciata 2 Il trauma e le emozioni nei bambini Subire un trauma costituisce una fortissima esperienza di impotenza e paura, cui spesso si accompagna anche una sofferenza di tipo fisico ed emotivo. Se questi sentimenti diventano intollerabile per un bambino traumatizzato, egli per sfuggirvi può compiere uno sforzo elevato che lo porta a presentare una varietà di sintomi. I sintomi, infatti, aiutano ad alleviare in parte i sentimenti intollerabili, ma hanno l’effetto paradossale di ostacolare il vero sollievo, evitando al bambino di affrontare pienamente il ricordo traumatico e di elaborarlo, per cui esso rimane in uno stato grezzo, che costituisce una costante minaccia. Il bambino, anziché affrontare il ricordo superandone a uno a uno gli aspetti disturbanti, lo vive come un’ esperienza troppo dolorosa e perciò lo respinge. Questo comportamento prende il nome di “evitamento”. Il trauma non elaborato contribuisce a suscitare non soltanto una reazione eccessiva verso l’ambiente, vissuto come se fosse più minaccioso di quel che non sia, ma anche un senso di avversione verso lo stesso ricordo. Il bambino in genere ha difficoltà a verbalizzare le emozioni. Queste vengono espresse attraverso un analisi del comportamento o segni fisici es: “presentando un estrema paura verso il mondo esterno, irrequitezza, agitazione, paura del buio, problemi di sonno, tensione (rabbia o aggressività), la tendenza ad attribuire agli altri ostilità;problemi a socializzare o interagire con altri bambini, balbuzie, tic, problemi di comportamento, deficit di attenzione o di apprendimento (ad es.: difficoltà a leggere o scrivere), enuresi/encopresi, problemi di alimentazione, apatia, incubi e paura dell’abbandono. Possono anche riferire sintomi fisici come mal di testa o di stomaco”. Quando i bambini scoppiano a piangere o diventano molto tristi apparentemente senza motivo, allora può voler dire che stanno lottando con il dolore e che hanno bisogno di aiuto. L’EMDR e il trauma L’EMDR considera il trauma un esperienza negativa immagazzinata in modo disfunzionale, soprattutto nei primi anni di vita. I “Momenti Difficili” nei bambini, in età infantile, sono molto diffusi e spesso vengono sottovalutati, diventando comunque una fonte di disagio primario. Qualsiasi “ricordo” in cui il bambino sperimenta oppressione, paura o dolore, insieme ad una sensazione di impotenza, può essere considerato un trauma infantile. Questo è dovuto al fatto che i bambini sono molto impressionabili e il loro livello di esperienza non è tale da dare loro una visione equilibrata della vita e di loro stessi. Tendono a fidarsi molto degli adulti, soprattutto delle figure genitoriali che hanno una grande credibilità ai loro occhi. Quindi, se l’adulto fa o dice qualcosa di negativo o di grave il bambino attribuisce la colpa a se stesso, non ai problemi dell’adulto. I bambini provano dolore allo stesso modo di un adulto, quando vengono esposti ad eventi difficili o gravi come la morte, la separazione, la violenza nei loro confronti, la malattia. I bambini sono soggetti a provare ansia ed emozioni come rabbia, aggressività, paura, mancanza e senso di impotenza, tristezza.

La consapevolezza di provare questo tipo di dolore è in genere sottovalutata, gli aspetti sono diversi, i bambini si esprimono in modo diverso rispetto agli adulti, inoltre il contesto educativo porta a proteggere il bambino dalla sofferenza.

Indipendentemente dal fatto di essere stati coinvolti direttamente nell’evento, i bambini si rendono conto e sentono quando succede qualcosa di grave.
Se si tace o si è vaghi riguardo all’accaduto, si lascia il bambino solo con i suoi pensieri, con la sua immaginazione, con domande senza risposta e con tutta l’incertezza che questo crea. Se non viene data alcuna informazione lasciamo il bambino alle sue fantasie, che in genere sono peggio della realtà . Le fantasie negative possono provocare un senso di ansia e di terrore che lasciano segni permanenti che si manifestano in seguito come vulnerabilità fisica o psichica.
L’Azione dell’EMDR Il lato positivo dell’EMDR è la rapidità con la quale si ottengono risultati. Un bambino, vittima di un’unica esperienza negativa, ha di solito una terapia più breve rispetto ad un bambino esposto a un lungo periodo di minacce o di molestie. L’elemento fondamentale è il modo in cui sono memorizzati i ricordi. Il cervello elabora le esperienze traumatiche in modo diverso da quelle normali. Nelle esperienze normali le informazioni provenienti dai sensi arrivano al cervello dove vengono registrate e trasformate in ricordi, cioè un insieme di fatti, impressioni e interpretazioni. Nelle esperienze caratterizzate da paura intensa, senso di impotenza o paura di morire, il corpo entra in uno stato di allarme. Per questa ragione le immagini, i pensieri, le sensazioni e i suoni disturbanti originari vengono memorizzati in forma grezza (non elaborata). Gli stimoli, quali le immagini, gli odori, i suoni e le sensazioni che ricordano l’esperienza traumatica, possono riattivare ogni volta questi “ricordi grezzi”. Il bambino continua a rivivere le stesse emozioni di allora, e ogni volta ne è turbato con la stessa intensità. L’EMDR aiuta a concludere il processo di memorizzazione, per trasformare i “ricordi traumatici” in “ricordi normali”. L’EMDR può essere applicato: - Bambini di età da 1 a 5 anni :dove la presenza di uno dei due genitori è fondamentale per infondere sicurezza. - Bambini dai 6 ai 12 anni - Adolescenti dai 12 ai 18 anni Osservazione e Conclusioni : La prima pubblicazione dell’EMDR è apparsa nel 1989 negli Stati Uniti. Questo metodo terapeutico è stato in seguito approfondito e studiato scientificamente. L’EMDR è oggi considerato una terapia psicologica efficace per adulti, adolescenti e bambini colpiti dal ricordo di eventi traumatici. Solo dopo una formazione specifica sull’EMDR, i terapeuti possono essere qualificati per applicarlo. Se applicata bene, questa terapia non presenta nessun rischio. Nel peggiore dei casi, non si verificherà alcun miglioramento, e questo sarà evidente fin dalle prime fasi. In tal caso, i disturbi sono legati alla presenza di troppi fattori di stress e non ad un specifico evento traumatico.

NOTE

1. Green . 1990 2. Green e altri 1991 BIBLIOGRAFIA

  • Chemtob C.M., Nakashima J. & Carlson J.G. (2002). Brief-treatment for elementary school children with disaster-related PTSD: A field study. Journal of clinical Psychology, 58, 99-112.
  • Soberman G.B., Greenwald R. & Rule D.L. (2002). A controlled study of eye movement desensitization and reprocessing (EMDR) for boys with conduct problems. Journal of Aggression, Maltreatment, and Trauma, 6, 217-236.
  • Fernandez I., Gallinari E., Lorenzetti A. (2004). A school-based EMDR intervention for children who witnessed the Pirelli building airplane crash in Milan, Italy. Journal of Brief Therapy, 2, 129-136.
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