Genitorialità

La consapevolezza nella genitorialità si traduce nella capacità del genitore di prendere coscienza della diversità delle dinamiche relazionali in cui è immerso: la relazione col figlio, la relazione con eventuali altri figli, il rapporto col proprio partner (che può essere o meno il genitore naturale del/i figlio/i), il proprio essere figli. Ciascuno di questi quattro rapporti ha una propria particolarità ed è connotata da regole diverse a seconda della situazione: norme che, attraverso la presa di consapevolezza, il soggetto riesce a gestire sia in situazioni sane, sia in situazioni problematiche, per ristabilire l’equilibrio perduto prima di trasformarsi in dinamica problematica.


Ciò che risulta di fondamentale importanza nel lavoro con la persona, è lo sviluppo della capacità di “sentirsi” e di sentire l’altro: ascoltare le emozioni e le sensazioni che guidano il proprio comportamento e fare attenzione a quello dell’altro.

E, così, l’attenzione si sposta sul concetto di “contatto” per il quale lo stesso F. Perls, afferma:
"Se il contatto è troppo prolungato diventa inefficace o doloroso; se il ritiro è troppo prolungato interferisce nei processi vitali. Contatto e ritiro, in una struttura ritmica sono, sono i mezzi per soddisfare i nostri bisogni, per continuare i processi costanti della vita stessa". 

Attraverso la consapevolezza, la persona è in grado di individuare i propri bisogni (gestalt, appunto) che emergono come figura su uno sfondo, instaurando così con l’ambiente il contatto più adeguato (né troppo breve, né troppo prolungato) per la loro soddisfazione. In questo modo l’equilibrio sarà ripristinato e la Gestalt (o situazione o bisogno) in cui era immerso il soggetto si potrà chiudere, potendo vivere nuove esperienze, nuove Gestalt e nuovi contatti con l’ambiente. 
In caso contrario, se la persona non riuscisse ad individuare i propri bisogni, non potrà determinare un contatto efficace con l’ambiente circostante, l’equilibrio corrotto dalle pulsioni interne non sarà ristabilito e la Gestalt rimarrà aperta, determinando una certa fissità nelle modalità in cui il soggetto manipola e interagisce con l’ambiente. La mancanza di fluidità e di dinamismo conduce quindi a condizioni problematiche che il soggetto non riesce più a gestire da solo.

Nella relazione con i propri figli, il concetto di contatto, non si traduce solo nella vicinanza e nella sensibilità affettiva all’interno del rapporto col figlio, bensì nella presa di consapevolezza dei propri bisogni. Sarà dunque fondamentale da parte dell’adulto-genitore saper intraprendere un cammino in cui sarà in grado di mediare tra i propri bisogni ed i bisogni del/i proprio/i figlio/i. Ed è solo attraverso la presa di coscienza e la legittimazione del contatto che la persona riuscirà a gestire la propria realtà e quella in cui è immerso, riuscendo a fare emergere la Gestalt (o figura) dallo sfondo in un continuum di apertura e chiusura.
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